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Dentista a Trastevere

Trovare un dentista a Trastevere non è mai stato così facile. Il nostro Studio Odontoiatrico è a tua disposizione per risolvere qualsiasi problema relativo alla tua bocca.

Che si tratti di carie o di problemi di crescita errata, implantologia o terapia conservativa, sbiancamento o ortodonzia, a Trastevere puoi rivolgerti con estrema fiducia alla studio dentistico del Dott. Paolo Visalli.

Chiama senza nessun impegno al nostro numero 06 5809372, oppure scrivi una mail a info@studiovisalli.it, ti fisseremo un appuntamento per una prima visita senza impegno con una diagnosi chiara e completa.

Ecco cercavi un dentista a Trastevere? Lo hai trovato. Contattataci ora, risolveremo ogni tuo problema.

L’Amalgama nei denti e’ tossica?

Lunedì 12 ottobre si è svolto presso l’Istituto di S. Maria in Aquiro del Senato della Repubblica un convegno su “Amalgama versus nuovi materiali da ricostruzione e metalli per protesi”. Nella prestigiosa cornice del centro storico di Roma, i temi sviscerati sono stati molteplici e di grande spessore. Ha aperto la relazione sulla sicurezza dell’amalgama il dr.Paolo Visalli, dentista ed organizzatore dell’evento sotto gli auspici del Sen. Bartolomeo Pepe, che ha richiamato le diverse posizioni esistenti nel mondo sul “problema mercurio”. Riccardo Becciani, nel suo intervento ha illustrato invece i vantaggi e limiti dei nuovi materiali per ricostruzione con un accenno particolare alla loro sicurezza, mentre il presidente AIOP, Fabio Carboncini rifacendosi ad una recente ricerca sulle leghe per uso odontoiatrico, ha evidenziato il contributo dato alla sicurezza dai metalli non aurei. In chiusura Luigi Gallo, dentista, esperto di etica, ha sottolineato gli aspetti etici della questione, con particolare riferimento all’atteggiamento che il professionista dovrebbe assumere verso il paziente qualora si accinga ad una prestazione odontoiatrica che ne contempli l’utilizzo.

Perimplantiti ” I nuovi mostri “

È uscito su ‘Dental Tribune‘ ( rivista edita in 90 paesi del mondo ) il nuovo articolo sulle perimplantiti del dr.Paolo Visalli che scaturisce dall’intervista che ha fatto al dr. M. Simion durante una convention sulle perimplantiti, il quale sostiene che sono lo Tsunami degli impianti. In pratica si sta’ verificando il boomerang che purtroppo l’impiantologia può rimandare indietro dopo alcuni anni . Da qui la riflessione del dr.Paolo Visalli  e’ che non si deve considerare con troppa leggerezza l’implantologia, con soluzioni rapide, costi bassi e a chiunque.

Sedazione cosciente

PAURA DEL DENTISTA?

La paura di provare dolore dal dentista è molto frequente e rende l’eventuale dolore ancor meno tollerabile.  La paura delle cure odontoiatriche spesso porta a rimandarle, aggravando così il proprio stato di salute e ritrovarsi poi ad affrontarle sull’emergenza, con il bisogno di cure più complesse e costose.

C’È UNA SOLUZIONE ASSICURATA: LA SEDAZIONE COSCIENTE CON PROTOSSIDO D’AZOTO. COS’È?

La sedazione cosciente è una tecnica analgesica sicura e consolidata che permette di affrontare le cure odontoiatriche senza dolore, ansia, paura e stress. E’ una tecnica molto leggera e non invasiva, per questo adatta a tutti: anziani, adulti e bambini.Può essere abbinata a qualunque trattamento: cura delle carie, protesi, cure canalari, estrazioni, terapie gengivali, implantologia. La sedazione cosciente desensibilizza la mucosa orale, riducendo quindi la sensibilità e il dolore e favorendo un senso di benessere e tranquillità.

COME FUNZIONA?

Attraverso una maschera nasale, il paziente respira una miscela di aria, ossigeno e protossido d’azoto, in percentuali personalizzate da paziente a paziente. Già dopo pochi respiri inizia l’effetto di rilassatezza, pur restando sempre coscienti e vigili. Al termine della seduta viene somministrato ossigeno puro per qualche minuto, dopodiché il paziente è immediatamente in grado di lasciare lo studio dentistico da solo e di guidare.La sedazione cosciente con protossido d’azoto è un metodo assolutamente sicuro, in quanto non è tossico, non viene metabolizzato dall’organismo, ma è completamente eliminato attraverso la respirazione e non causa allergie.

PER CHI È ADATTA?

Non avendo controindicazioni, la sedazione cosciente è adatta a tutti i pazienti con paura per le cure odontoiatriche.E’ sconsigliata solo a questi pazienti: donne nei primi tre mesi di gravidanza, tossicodipendenti, in cura antidepressiva, affetti da infezioni polmonari, con gravi degenerazioni mentali.

IN CHE MODO È SICURA LA SEDAZIONE COSCIENTE CON PROTOSSIDO D’AZOTO?

Il protossido d’azoto è una sostanza gassosa con le seguenti caratteristiche:

– inerte
– non tossico
– non esiste allergia al protossido
– non viene metabolizzato dall’organismo
– ha una bassa potenza anestesiologica (MAC 101%)
– non presenta controindicazioni
– non altera i riflessi tutelari, come deglutizione e tosse, che restano sempre presenti

I 6 VANTAGGI DELLA SEDAZIONE COSCIENTE

Il paziente, essendo rilassato, collabora attivamente con il dentista e si riducono notevolmente i tempi necessari per effettuare il trattamento odontoiatrico.  In particolare, nel caso dell’impianto con denti fissi in giornata il risparmio di tempo e di costi è molto significativo. Si riduce, di conseguenza, la quantità di analgesici ed antibiotici, perché assunti in relazione al numero minore di sedute.Il recupero nei giorni seguenti alle terapie odontoiatriche e/o chirurgiche è molto più rapido ed indolore rispetto alle terapie realizzate su più appuntamentiL’effetto di rilassamento è quasi immediato, così come la scomparsa a fine trattamento. Può essere utilizzata ripetutamente e anche per i trattamenti semplici, come igiene e cura della carie.

Salvare il dente o inserire un impianto? Decisioni difficili !

A volte ci si trova davanti ad un dente molto compromesso da patologie o da precedenti terapie non andate a buon fine e la decisione di riprovare a curarlo oppure di estrarlo e inserire un impianto dentale può essere difficile.

Ad esempio non tutti i denti devitalizzati “durano” per sempre. A volte può essere necessario un ritrattamento per motivi di: recidiva di carie, reinfezione dei canali radicolari, frattura del restauro o persino frattura della radice del dente. La decisione di ritrattare un dente già compromesso può essere difficile per entrambi, sia per il dentista sia per il paziente, perché ci si espone alla possibilità di dover affrontare numerose sedute terapeutiche senza ottenere il risultato sperato. E’ una decisione in cui il dentista deve prendere posizione e consigliare in modo chiaro, in base ai riscontri clinici, radiografici, al suo grado di capacità professionale e alla possibile prognosi del dente, ma in cui la motivazione e la disponibilità del paziente sono altrettanto importanti. In alcuni casi sarà saggio considerare insieme al paziente pro e contro di altre opzioni, quali l’estrazione del dente e la sua sostituzione con un impianto.

Dal punto di vista del dentista, la decisione di ritrattare un dente già trattato (ad esempio devitalizzato ed ampiamente ricostruito) oppure di sostituirlo con un impianto dentale non è sempre facile e dipende da molti fattori, tra cui la causa della reinfezione, l’integrità del dente e delle sue radici, lo stato di salute generale del paziente, e soprattutto le manovre che il ritrattamento canalare implicherebbero a carico del dente. Ad esempio se il dente è ricoperto da una corona protesica potrebbe essere necessario rimuoverla.

Questo accade soprattutto se l’accesso ai canali radicolari è ulteriormente ostacolato da perni di ritenzione. Non sempre la rimozione di uno o più perni dai canali radicolari è semplice o scevra da rischi e spesso richiede l’uso di microscopi sofisticati ad altissimo ingrandimento e forte illuminazione coassiale che aiutano nell’agire in modo selettivo e conservativo durante il processo di ritrattamento.

Va da sé che si tratta di terapie che richiedono un alto grado di specializzazione, apparecchiature specifiche e numerose sedute. Agli occhi di alcuni pazienti l’investimento in tempo e denaro per svolgere simili terapie può apparire proibitivo, e questo potrebbe giocare un ruolo decisivo nel valutare più vantaggiosa l’estrazione del dente e la sua sostituzione con un impianto dentale.

Va però detto chiaramente che dal punto di vista biologico, ogni qualvolta un dente naturale può essere conservato, il medico deve dirlo con chiarezza al paziente, e deve sfruttare qualsiasi sua risorsa per motivarlo ad agire in questa direzione. Non dimentichiamo mai che un dente naturale è a tutti gli effetti un organo del nostro corpo e quindi ha un valore inestimabile. Inoltre quando l’implantologia dentale viene confrontata con le terapie odontoiatriche di recupero del dente più avanzate e correttamente eseguite, il tasso reale di “successo” di entrambe le strategie terapeutiche (implantare o di mantenimento) potrebbe rivelarsi più o meno paragonabile
Qualora un odontoiatra non si sentisse in grado di affrontare in modo diretto il problema – per mancanza di preparazione specifica o di mezzi tecnologici adatti – ma valutasse che comunque un ritrattamento e conservazione dell’elemento dentario sono possibili, sarebbe buona norma riferire il paziente ad uno specialista, nell’interesse del paziente ma anche nel proprio interesse, dimostrando così anche in questo modo la propria professionalità ed onestà intellettuale.

La situazione si complica ulteriormente in caso di malattia parodontale non trattata. Infatti se una infezione dovuta a problemi endodontici (cioè che nascono dall’interno del dente) di norma colpisce un singolo elemento dentario, la malattia parodontale spesso colpisce le strutture di supporto dei denti in modo generalizzato, e – se non viene presa in tempo – può portare alla compromissione di molti (o anche tutti) gli elementi dentali del cavo orale.

Fortunatamente un trattamento corretto e tempestivo anche di forme aggressive di malattia parodontale può essere molto efficace e coronato da successo a lungo termine, cioè può consentire il mantenimento in sede e funzione di molti/tutti gli elementi colpiti per molti anni, anche per tutta la vita.

E’ necessario però parte dell’odontoiatra soppesare con molta accuratezza rischi e benefici di mantenere nel tempo elementi molto compromessi dal punto di vista parodontale. Esistono dei fattori prognostici che indicano al dentista se è più o meno probabile che in un sito la malattia parodontale progredisca nel tempo nonostante accurate terapie e sedute di mantenimento. In questo caso bisogna valutare se mantenere per alcuni anni quel dente non potrebbe portare ad una perdita ossea progressiva ed inesorabile tale da impedire, poi al momento della estrazione, l’inserzione di un impianto o da permetterla solo in seguito a manovre rigenerative di ricostruzione dell’osso molto complesse ed invasive chirurgicamente.

Anche in questo caso è necessario soppesare vantaggi e svantaggi delle varie possibilità terapeutiche insieme al proprio paziente, nel pieno rispetto delle sue esigenze fisiche, psicologiche e sociali.

Il dente del giudizio. Quando bisogna estrarlo !

L’estrazione del dente del giudizio o terzo molare, altrimenti definito in maniera gergale “ottavo”, in quanto si tratta in ogni quadrante della bocca dell’ottavo dente a partire dalla linea mediana,  è uno degli interventi chirurgici che vengono eseguiti più frequentemente in uno studio odontoiatrico. Il terzo molare in alcuni casi si presenta parzialmente o totalmente incluso anche dopo che è terminata la fascia di età durante la quale avviene normalmente la sua eruzione (18 – 25 anni).

Si definisce totalmente incluso un dente ricoperto completamente dalla mucosa/gengiva e parzialmente o totalmente ricoperto dall’osso sottostante; si definisce parzialmente incluso un dente che, pur non essendo correttamente posizionato in arcata, è comunque visibile nel cavo orale o in comunicazione con esso.

Si definisce in generale disodontiasi la difficoltà di eruzione del terzo molare, dovuta alla mancanza di spazio in arcata o allo sviluppo del dente in posizione anomala.  La disodontiasi è un termine generico che racchiude tutta una serie di quadri sintomatologici, variabili da una leggera dolenzia dell’area interessata, a difficoltà nella alimentazione e deglutizione, fino alla contrattura dei muscoli elevatori della mandibola con difficoltà ad aprire la bocca (trisma), gonfiore e ascessi, a volte accompagnati da febbre.

In particolare la pericoronite è molto frequente soprattutto a carico dei terzi molari mandibolari seminclusi. Colpisce soprattutto l’adolescente e il giovane adulto. Si tratta di un processo acuto di infiammazione dei tessuti gengivali e fibromucosi che ricoprono e/o circondano il terzo molare in disodontiasi. La gengiva in corrispondenza dell’angolo della mandibola si presenta edematosa ed arrossata, con dolore molto intenso irradiato all’orecchio, acuito dalla masticazione e a volte anche dai semplici movimenti che si verificano durante la fonazione. Vi può essere trisma e linfoadenopatia regionale, a livello dei linfonodi del collo. In alcuni casi si forma un vero e proprio ascesso. La raccolta purulenta se non correttamente trattata, può evolvere in flemmone ed estendersi agli spazi fasciali del collo o alle logge sottomandibolari causando quadri temibili per la vita.

La terapia di questi quadri acuti è ovviamente di tipo farmacologico, ma richiede una attenta valutazione della necessità di estrazione del dente responsabile al fine di evitare il ripresentarsi del quadro clinico.

Al di là della sintomatologia acuta, la presenza di terzi molari inclusi o seminclusi può essere associata a condizioni patologiche evolutive, più o meno silenti, quali carie destruenti del secondo molare, perdita di supporto parodontale  del secondo molare, riassorbimento radicolare del secondo molare, sviluppo di lesioni cistiche o tumorali.

Il dente del giudizio trova una indicazione assoluta all’ estrazione quando:

–       è affetto da patologia pulpare (infezione/infiammazione dolorosa della polpa del dente) o periapicale (infezione sotto la radice del dente), pericoronitii o ascessi ricorrenti;
–       è affetto da carie non trattabile
–       è la causa di una lesione cariosa del secondo molare
–       ostacola l’accesso per la terapia di una lesione cariosa del secondo molare
–       è la causa di perdita di attacco parodontale del secondo molare
–       è la causa di riassorbimento esterno della radice del secondo molare
–       è associato ad una neoformazione cistica o ad una patologia neoplastica
–       interferisce con il trattamento ortodontico
–       interferisce con trattamenti protesici o implanto-protesici da eseguire nelle aree adiacenti del cavo orale
–       quando è in programma una chirurgia ortognatica per la risoluzione di discrepanze scheletriche maxillo-mandibolari
–       quando si verifica una frattura dell’angolo mandibolare, laddove il dente si trovasse nella rima di frattura o qualora ostacolasse la riduzione della frattura
–       in presenza di dolore facciale atipico nell’area del dente incluso, in assenza di disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM) o di altre potenziali cause che lo giustifichino, ad esempio di natura muscolare (es. sindrome miofasciale)
–       nel caso di terzi molari seminclusi nel paziente per il quale è stata programmata una radioterapia del distretto testa-collo, una chemioterapia, un trapianto d’organo, una terapia con farmaci contro l’osteoporosi della famiglia dei bifosfonati, o che presenta un rischio sostanziale di sviluppare endocardite batterica.

E’ comunque consigliabile estrarre il dente del giudizio quando è prevedibile che possa causare problematiche infettive successive, ad esempio quando è semincluso e malposto, con difficoltà da parte del paziente a mantenere una buona igiene orale.

E’ imperativo fare sempre una ortopanoramica di screening nel giovane  adulto (18-25 anni) qualora i terzi molari non fossero presenti in arcata, al fine di escludere malposizioni ed eventuali patologie associate alle gemme dei terzi molari.  In questa fascia di età infatti l’estrazione anche profilattica dei terzi molari trova la sua massima indicazione perché gravata da sequele e complicanze dell’intervento nettamente inferiori rispetto alla estrazione effettuata in età più tardiva.

Un dente incluso e asintomatico che venisse lasciato in sede per la mancanza di indicazioni assolute alla estrazione richiede comunque un monitoraggio periodico clinico e radiografico per escludere l’insorgenza di eventuali patologie associate.

La potenza dei neuroni specchio può aiutare anche il dentista

E’ apparso un’articolo del dr. Paolo Visalli  sulla rivista per dentisti Dental Tribune (rivista pubblicata in 90 paesi del mondo) che riteniamo sia interessante anche per i non addetti ai lavori in quanto nella vita di tutti i giorni puo’ essere estremamente utile a tutti.

Buona lettura!  –  (articolo ott. 2012)